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Attività

I disabili e l'Italia che vorremmo

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Caro presidente Monti, ho visto con piacere che nel decreto “Semplifica Italia”, all’articolo 62 (disposizioni per lo sviluppo del settore turistico), si legge che sono state apportate modifiche al decreto legislativo 23 maggio 2011 numero 79. All’articolo 22, comma 2, sono aggiunte le seguenti parole: “e della promozione di forme di turismo accessibile, mediante accordi con i principali vettori operanti nei territori interessati attraverso pacchetti agevolati per i giovani, gli anziani e i soggetti portatori di disabilità”. Questa aggiunta si colloca all’interno del potenziamento di circuiti turistici nazionali di eccellenza, in un concerto tra governo, e regioni.
Dunque pacchetti agevolati per i portatori di disabilità, nati dal concerto tra governo, regioni e maggiori vettori nazionali. Una buona cosa certamente.
Le vorrei segnalare però alcune emergenze. Innanzitutto il salire e lo scendere dai vettori: le potrei narrare un numero infinito di umiliazioni per la lentezza, la sciatteria, con cui questi vettori operano. Il viaggiare per un disabile in Italia è sempre qualcosa di straordinario e non di ordinario. E poi quando si arriva nei centri turistici, continuano le umiliazioni e le sciatterie, perché è negato l’accesso al mare, contraddicendo la legge quadro del 1992, perché continuamente ci sono scalini e scaloni. E gli alberghi molto spesso non sono all’altezza della situazione.
Il disabile arriva con la sua carrozzina fino a quaranta metri dal mare e si arena. Se viene in Versilia o a Viareggio, le cose stanno così ma non migliorano in altre parti d’Italia. Se uno va in una città d’arte come Firenze, mettono le catene alle piazze e i disabili non possono muoversi e poi gli scalini per andare nei musei piuttosto che nelle biblioteche per non parlare dei palazzi delle istituzioni. Anche qui quante leggi disattese, o applicate con una pigrizia e una lentezza senza fine.
Manca una politica coerente per il superamento delle barriere architettoniche e per trasporti efficienti e funzionanti. Ma ben altri problemi ci sono per i disabili, dal diritto allo studio, al diritto al lavoro. Senza studio e senza inserimento mirato al lavoro, non c’è futuro per i disabili, ma non c’è futuro neanche per uno stato sociale rinnovato. Il rischio è il collasso del sistema.
Entro il maggio 2012 ci dovrà essere la riforma del’Isee. E’ un punto delicatissimo, che richiede saggezza, equilibrio e rispetto reale dei diritti dei disabili, fuori da una logica corporativa, con un disegno di grandi ambizioni, che non penalizza la vita dei disabili. Oggi se un giovane è precario, un giovane disabile è precario due volte. Se oggi una donna ha difficoltà sul mercato del lavoro, una donna disabile ha il doppio di difficoltà. E l’astuzia degli enti pubblici, la spregiudicatezza degli imprenditori e la complicità dei sindacati impediscono l’inserimento lavorativo mirato di molti disabili. In Toscana sono duemila i cosiddetti “scoperti”. Non pochi.
Caro presidente, partiamo pure dai pacchetti turistici per i disabili, ma costruiamo una grande politica dell’inclusione, una politica che fa dei disabili di questo paese una grande risorsa, per unire e non per dividere, per rinnovare il welfare e non per mantenere privilegi corporativi per qualcuno.
Il suo predecessore al ministero del Tesoro avviò una campagna contro i falsi disabili. I disabili non sono falsi ma veri. Falsa è la società che li mette in un angolo, che li abbandona come qualcosa di inutile e costoso, che li sottopone a campagne diffamatorie. Non è questa l’Italia che vogliamo costruire. Noi vogliamo una Italia che rende indipendente la vita a ciascuno, per vivere la relazione con tutti, che abbatte le barriere, che sa ascoltare il dolore civile del paese, che sa patire per rimettersi in piedi. Questo i disabili lo fanno tutti i giorni. Grazie per avermi ascoltato.

Enrico Rossi, consigliere del presidente della Regione Toscana per la difesa dei diritti delle persone disabili

Fonte: il Tirreno – 15 febbraio 2012

 

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