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Vent'anni dopo Rossana

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E’ uscito in questi giorni “Il mondo di Rosanna Benzi”, un libro che tutti dovrebbero leggere. Ripubblica fra l'altro i due libri scritti dalla Benzi con Paffumi negli anni '80 e da tempo introvabili (“Il vizio di vivere”, appunto, e “Girotondo in una stanza”) per parlare di disabilità, coraggio, forza della vita.

Rosanna Benzi (Morbello, Alessandria, 1948-Genova, 1991) visse per ventinove anni in un polmone d'acciaio all'Ospedale San Martino di Genova, dopo essere stata colpita a 13 anni da una delle forme più gravi di poliomielite, che le causò una tetraplegia e una grave forma di insufficienza respiratoria.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, fu una delle voci più ascoltate in ambito di sostegno dei diritti delle persone con disabilità. A partire dal 1976 fondò e diresse la rivista «Gli Altri», dalle cui pagine lanciò varie campagne di sensibilizzazione, tra le quali quelle contro le barriere architettoniche o  per l'abbattimento dell'IVA sulle carrozzine e sui presìdi ortopedici, combattendo per una società più giusta e per l'integrazione e l'uguaglianza, divenendo così simbolo di vitalità e autorevolezza.


Una nota immagine di Rosanna Benzi nel polmone d'acciaio dell'Ospedale San Martino di Genova.

Scrive di lei il giornalista Franco Bomprezzi: ” Devo molto a Rosanna Benzi. È lei, assieme a Enzo Aprea, la persona che mi ha convinto a non far finta di niente. Io, uno dei pochi giornalisti disabili in Italia, ritenevo infatti in qualche modo riduttivo occuparmi quasi esclusivamente di informazione sociale e sulla disabilità in particolare. Ma ogni volta che mi imbattevo - in televisione o leggendo i suoi libri - in quel modo incredibilmente semplice e genuino di porre la questione dei diritti, in quella stupenda capacità di raccontare gli altri attraverso se stessa, mi rendevo conto che ognuno, alla fine, deve fare ciò che è giusto, anche per dare un senso preciso alla propria esistenza, a ciò che il destino ci ha assegnato, forse per caso, oppure come indizio di una strada da percorrere.
Lei, la donna allo specchio: il sorriso e la forza, la dolcezza e la durezza, l'affetto e la grinta, la denuncia e la comprensione, e soprattutto una strepitosa istintiva forza narrativa. Non ricordo adesso perché non ho mai cercato di conoscerla personalmente. Non sarebbe stato particolarmente difficile. Penso che qualcosa, dentro di me, mi abbia spinto inconsapevolmente a evitare un incontro diretto. Forse, allora, mi sentivo inadeguato rispetto a lei. Forse, persino, temevo di essere affettuosamente rimproverato per la mia reticenza di allora ad assumermi una responsabilità diretta nel campo che professionalmente mi compete, ossia quello dell'informazione giornalistica. Oppure, più semplicemente, non avevo bisogno di una conoscenza diretta. Mi bastava quell'immagine allo specchio, mi erano sufficienti le sue parole, le sue riflessioni, quel mondo che girava in una stanza e da lì arrivava ovunque, non solo in Italia.
Ora provo un certo rimpianto per questo incontro mancato. Vent'anni, in una vita, sono tanti e sono pochi. Tutto sembra svolgersi infatti troppo in fretta, e spesso ci ritroviamo soli, o quasi, a riflettere sulle nostre scelte, sul percorso compiuto, sui risultati conseguiti e sugli obiettivi mancati.

Molto è cambiato da allora, ma non tutto. Molto è rimasto fermo da allora, ma non tutto. Luci e ombre, progressi e arretramenti, in un continuo "gioco dell'oca" che ci costringe troppo spesso a passare dal via, ricominciando il percorso e gettando i dadi sperando che ci diano i numeri giusti.
Rosanna Benzi fa parte della generazione degli "eroi". Lei ed Enzo Aprea, in particolare, hanno scosso una generazione che viveva ancora di luoghi comuni e di pietismo rispetto al mondo dell’handicap.

(Fonti Superando e Vivere Genova)

 

 



 

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