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Elogio di Ancona

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Chi scrive, pur non essendone (per ora) cittadina, è innamorata perdutamente di Ancona. Sento spesso parlare male di questa città, anche da chi vi è nato: dicono che non c’è niente, che non offre nulla; francamente non li capisco. Ancona ha il fascino malioso e seducente, l’incanto unico delle città regine assise sulle acque: non credo di essere esagerata a definirla “la Venezia marchigiana.”

Vi sono panorami stupendi: appena entri nel capoluogo già di lontano scorgi il Colle Guasco che sovrasta tutta la prospettiva, con la superba maestà e il monumentale candore della cattedrale di S. Ciriaco, come una conchiglia di madreperla, un diamante incastonato in seno all’azzurro golfo. Che dire, poi, del meraviglioso balcone affacciato sul mare del Passetto, dalle sfumature cangianti e iridescenti, secondo la scansione delle ore e le variazioni meteorologiche, ora una rutilante conca di luce, ora una selvaggia e spumeggiante ridda di onde? E ancora memorie storiche come il Faro, nel suggestivo scenario del Parco del Cardeto, con una vista sul mare mozzafiato (di cui il poeta Franco Scataglini era particolarmente invaghito); il cimitero ebraico, l’arco di Traiano, con uno scorcio stupendo, crocevia delle grandi navi, una porta sull’oriente; l’imponente Mole Vanvitelliana e il Teatro delle Muse, ricettacolo di cultura e di bellezza. La memoria religiosa è altrettanto illustre, con sublimi luoghi dello spirito: S.Francesco ad Alto, che custodisce gelosamente il passaggio del Serafico Padre quando partì per evangelizzare i saraceni in Palestina; il santuario del Beato Gabriele Ferretti, l’angelo di Ancona, il santo frate che conversava con la Madonna nella selva di Capodimonte e che serviva premurosamente i poveri; la Chiesa di S. Domenico, ricca di arte, con il dipinto del Tiziano e del Guercino; quella di S. Francesco alle Scale, con il quadro di Lorenzo Lotto dell’Assunta; il Sacramento con “l’Ultima Cena”, la Chiesa del Gesù… Inoltre, Ancona è una città ideale per le passeggiate: il Corso spazioso, il Viale alberato, la strada che costeggia il porto, tra i gabbiani che solcano l’azzurro…

Ho notato che agli anconetani piace portare a spasso il cane, fare footing al mattino presto o alla sera dopo il lavoro. La gente stessa è improntata alla solarità delle città di mare (rispetto alla chiusura e all’incupimento dei paesi di montagna, di cui so qualcosa), all’apertura, all’accoglienza, alla solidarietà. C’è una grande cultura del volontariato che fa onore agli anconetani, con una fioritura di iniziative generose e disinteressate, sollecitando l’attenzione per i malati, con il lodevole servizio dell’Avulss negli ospedali, per i poveri con la Mensa di p. Guido, ricettacolo di calore umano e di autentica carità, per l’educazione dei giovani, con i Boys Scouts, per i disabili, con l’associazione Papa Giovanni XXIII e molte altre ancora. È una città cosmopolita, multietnica, così suggestiva nei suoi mille colori; m’incanto a guardare quelle donne indiane così sgargianti nelle loro vesti sontuose, dall’acceso cromatismo e la sera, sugli autobus, mentre vedo sfilare la mia amata città dal finestrino, tra genti di tutte le razze sembra di essere in qualche metropolitana di Roma: Ancona caput mundi!

da Flavia Buldrini
 

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La Redazione Aniep


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