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Ventilatori Polmonari

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14/07/2011

Ventilatori polmonari, il 25% dei malati aspetta oltre 20 giorni per riceverli dal Ssn

Secondo il rapporto presentato oggi da Cittadinanzattiva sull’assistenza protesica, per alcuni dispositivi che incidono sensibilmente sull’autonomia della persona affetta da patologia cronica e che costituiscono dunque presupposto fondamentale per le cure a domicilio (come i ventilatori polmonari e i ventilatori notturni), i dati dell’attesa, che sembrerebbero positivi collocandosi ai primi posti dell’indice, possono essere comunque problematici. Ad esempio, per i ventilatori polmonari il 25% delle autorizzazioni è rilasciato oltre i 20 giorni: un dato
preoccupante, che genera ulteriori conseguenze, poiché quel 25% di cittadini si vede probabilmente costretto a restare in ospedale durante l’attesa dell’autorizzazione.
Per il 29% dei cittadini interpellati, l’attesa complessiva dall’inizio dell’iter autorizzativo fino al momento della ricezione dei dispositivi va da 15 a 30 giorni, ma con punte che arrivano oltre 60 giorni (ad esempio, la carrozzina elettrica si conferma come un dispositivo con lunghi tempi sia di autorizzazione che di consegna), con inevitabili conseguenze per la qualità della vita dei cittadini e il bilancio familiare.

Buone pratiche. Esistono però delle buone notizie, che il rapporto di Cittadinanzattiva mette in luce: una riguarda la fornitura delle sacche per stomie, per le quali l’82% ha dichiarato di non aver atteso più di 15 giorni in tutto. Invece sul fronte degli ausili per la prevenzione ed il trattamento delle lesioni cutanee emerge il dato di circa il 40% di cittadini che hanno atteso da 15 a 30 giorni.
E buone pratiche il rapporto le registra riguardo al miglioramento dei servizi mettendo in evidenza, in particolare, i casi della Asl Torino 1 e di Bologna: la prima con un progetto ispirato allo slogan “far viaggiare le pratiche e non le persone” ha consentito di ridurre al minimo i tempi dell'autorizzazione attraverso il rilascio via e-mail; la seconda ha dapprima regolamentato l'erogazione con procedure omogenee su tutto il territorio aziendale, poi ha avviato un progetto di miglioramento dell'acceso coinvolgendo operatori del servizio protesica, con un passaggio culturale da una visione più burocratica a una reale presa in carico dell'utente. (ep)

 

 

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