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Il rischio poliomielite si riaffaccia

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11 novembre 2013

Il rischio poliomielite si riaffaccia in Europa?

 

Lo sviluppo di un focolaio di poliomielite in Siria e l'elevato numero di profughi che arriva nel nostro continente da quel paese fanno temere che il virus possa tornare a diffondersi anche in Europa. "The Lancet" richiama l'attenzione delle autorità sanitarie sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione.

La recente conferma di almeno dieci casi di poliomielite in Siria fa temere il ritorno di focolai della malattia anche in Europa, dato il recente significativo flusso di profughi da quel paese verso il nostro continente.

L'allarme è partito dai responsabili dell'Ufficio regionale per la sanità pubblica tedesca, che in una nota pubblicata su    “The Lancet” spiegano che il sistema europeo di prevenzione contro la poliomielite potrebbe non essere sufficiente a garantire l'immunità della popolazione.

Come spiegano Martin Eichner e Stefan Brockmann, la grande maggioranza dei paesi europei oggi utilizza il vaccino polio inattivato (IPV, noto anche come “vaccino Salk”), al posto della vaccinazione antipolio orale con virus vivo attenuato (OPV, “vaccino Sabin”). Il passaggio dall'OPV all'IPV– che in Italia è stato completato nel 2002, quando l'OMS ha dichiarato il nostro paese "polio free" – era stato deciso perché il vaccino vivo attenuato poteva indurre, sia pure in casi estremamente rari, una paralisi flaccida, il principale sintomo della malattia. I due vaccini però non sono equivalenti. Mentre il vaccino OPV protegge dall'infezione, l'IPV è efficace nel prevenire la malattia, ma fornisce solo una protezione parziale contro l'infezione, e quindi permette di evitarne la trasmissione solo a condizione che i virus della poliomielite non siano molto diffusi, la copertura vaccinale sia sempre molto alta e la popolazione abbia standard igienici elevati.

Finora in Europa queste condizioni sono state tutte presenti, ma l'elevato numero di profughi dalla Siria che cercano rifugio nei paesi vicini e in Europa potrebbe cambiare le cose, rendendo reale il rischio che il virus sia reintrodotto in aree in cui era assente da decenni. Infatti, fra le persone non vaccinate e infettate, solo una su 200 sviluppa la paralisi flaccida acuta, il che consente al virus di diffondersi senza che la sua presenza venga prontamente riconosciuta: secondo i calcoli di Eichner e Brockmann potrebbe trascorrere anche un anno dall'inizio della diffusione del virus prima che sia identificato un caso di paralisi flaccida acuta, e nel frattempo l'infezione potrebbe aver raggiunto molte centinaia di persone.

Particolarmente a rischio, osservano gli autori, sarebbero i paesi con una coperture vaccinale bassa (come Bosnia-Erzegovina, Ucraina e Austria, dove è vaccinato fra il 74 e l'87 per cento della popolazione), ma il pericolo potrebbe estendersi progresivamente anche alle altre nazioni.

In questa situazione,“vaccinare solamente i profughi siriani, come è stato raccomandato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo, deve essere considerato insufficiente. Dovrebbero essere prese in considerazione misure più incisive", scrivono gli autori. “La vaccinazione OPV fornisce un'elevata protezione contro il rischio di contrarre e diffondere dell'infezione, ma solo alcuni dei paesi dell'Unione Europea ne consentono ancora l'uso e nessuno ha scorte di vaccino antipolio orale. Lo screening di routine delle acque reflue per il poliovirus [che si trasmette per via orofecale] in molti paesi europei non viene attuato, ma un'intensificazione di questa misura di sorveglianza andrebbe presa in considerazione dove ci sono insediamenti con un gran numero di profughi siriani”.

 

Fonte rivista on_line “Le Scienze”

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