Get Adobe Flash player

Al Cinema in Prima Fila

 

 

Disabilità, «Nei cinema la prima fila è una barriera»

Fonte: GAZZETTA DI BOLOGNA del 06/11/2019

 

  «“Gli occhi ti portano dappertutto superando le barriere”.

  Affermazione molto attendibile se rivolta ad una persona con disabilità  fisica, ma, non del tutto. Vi racconto perché.

 Oggi il nostro viaggio alla scoperta delle prospettive e degli incontri con le barriere architettoniche fa tappa in un cinema multisala. L’accesso si presenta già difficoltoso perché ad aspettarci ci sono loro, le grandi porte a spinta. In due si superano, ma, se una persona in carrozzina fosse sola sarebbe lei ad essere spinta via. Ve lo assicuro. 

Una volta arrivati in biglietteria la comunicazione non è all’altezza di chi vede il mondo da un po’ più in basso ma è solo ad altezza di chi non è seduto a cui viene chiesta la documentazione della persona che accompagna così da poter garantire ad entrambi un posto in primissima fila. Questi sono destinati alle persone disabili, non perché la posizione sia eccellente, ma perché il resto della sala non è accessibile. Tuttavia, in caso d’incendio la via di fuga è a portata di mano. Il filo logico potrebbe anche esserci, ma è un filo che divide, una barriera! Il film è a portata di mano, come lo è la via di fuga in caso d’incendio? No, non direi! L’ho provato sulla mia pelle, o per meglio dire, l’ho provato sui miei occhi e sul mio collo. In prima fila la posizione da assumere è quella di un contorsionista circense di vecchia data, ma, come ben si può immaginare una persona con difficoltà fisiche il contorsionista circense, al massimo, lo applaude da lontano ma non lo diventa.  

Questo succede perché la struttura non è stata pensata o ristrutturata in modo da permettere a chiunque di viversi la sua serata alla pari ed essere veramente incluso nel mondo e non solamente integrato. Mi capita spesso di andare al cinema in quella multisala perché si può raggiungere comodamente e mentre continuo a guardare il cinema 1d uso gli occhi per comporre le parole e non fermarmi nemmeno per un secondo nel costruire scivoli con quelle».